16ª EDIZIONE ASCONA MUSIC FESTIVAL
25/09 - 08/10/2025 - Chiesa del Collegio Papio, Ascona
DANIEL LEVY
LA VOCE DEL PIANOFORTE
L'Arte di ASCOLTARE
Un Invito all'ASCOLTO
La 16a Edizione dell’Ascona Music Festival è dedicata al puro Ascolto, superando ampiamente l’esperienza del concerto tradizionale ed offrendo spazio ad una scelta realizzata tra le eccellenti registrazioni del pianista Daniel Levy, direttore artistico del Festival, per Edelweiss Emission nella serie La Voce del Pianoforte.
L’ascolto in uno spazio acustico come quello della Chiesa della Misericordia di Ascona, si fonde con l’acustica di altri ambienti naturali privilegiati in cui le registrazioni sono state realizzate, come quelli di Abbey Road e Henry Wood Hall con la Philharmonia Orchestra, la Rosslyn Hill Chapel a Londra, la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia e la Chiesa di San Martino a Ronco sopra Ascona, generando meravigliose sfumature di suono per la musica allo stato puro.
La vivida esperienza dell’ascolto della Voce del Pianoforte, con le vibranti note che emergono dalle abili mani di Daniel Levy e che fluiscono col Suono Eufonico di Edelweiss Emission, si avvale di un programma che presenta grandi opere di Beethoven, Schubert, Liszt, Chopin, Schumann e Brahms, per pianoforte solo e con orchestra.
Ascoltare senza essere distratti dal vedere è una meravigliosa sfida collegata all’Arte di Ascoltare, una necessità imprescindibile e carente nel nostro tempo.
Il programma dell’Arte di Ascoltare verrà presentato a livello internazionale dall’Accademia di Eufonia in diversi festival and hub culturali, oltre l’Ascona Music Festival da cui trae ispirazione, dedicando focus e valore professionale all’espansione di un prezioso dono dimenticato dall’educazione musicale ed accademica attuali: saper Ascoltare.
La Musica è la più alta espressione del Bene, della Verità e della Bellezza, secondo Platone.
Siete tutti invitati all’Arte dell’Ascolto della Voce del Pianoforte.
L'Arte di Daniel Levy

Il mio primo incontro con Daniel Levy fu quando recensii una sua registrazione di repertorio pianistico di Schubert per la rivista Fanfare. Rivelai, in quella occasione, che la sua versione della Sonata in Sol Maggiore si trovava accanto a quelle di Alfred Brendel e Radu Lupu in ciò che definii “il mio Pantheon delle interpretazioni più care ed apprezzate”. Passati degli anni da allora, una registrazione Edelweiss del Concerto per piano e orchestra n.1 di Brahms, diretta da Dietrich Fischer-Dieskau apparsa insieme ad un’antologia intitolata Alma Argentina, incentrata sul tango, con musiche di Ginastera, Piazzolla, Guastavino, Ramírez e Gardel, confermarono le mie impressioni positive.
Soltanto adesso, però, nell’incontrare nuovamente Levy in questa collezione compendiosa che spazia da Bach a Mozart, Debussy, Ravel, dalle opere per piano solo alle sonate per violino, fino al canto, realizzo la vasta portata e, direi, osando un termine troppo spesso usato in modo inappropriato, la grandezza di questo straordinario musicista.
Può sembrare strano, in questi giorni di pervasivo materialismo, parlare di una morale dell'arte. Tutti noi abbiamo incontrato artisti la cui motivazione sembra risiedere nel desiderio di guadagno o di gloria personali piuttosto che in uno scopo più elevato. Come disse una volta Daniel Levy in un'intervista, "le considerazioni commerciali tendono spesso a prevalere sulle aspirazioni artistiche", e i solisti "possono essere sedotti dal fascino della macchina pubblicitaria, da rischiare di credere così tanto nella propria importanza da imporsi al di sopra della musica", perdendo "quel ponte vitale di comunicazione che trasmette lo spirito della musica di un compositore al pubblico". È, in parte, perché Levy non ha mai ceduto a tali tentazioni che lo stimo tra i più nobili musicisti del nostro tempo.
L’espediente, per l'esecutore, è sempre quello di apportare il proprio potente contributo personale in modo da esaltare piuttosto che oscurare l'effetto della voce del compositore. E mi sembra che Daniel Levy - per venire al punto - abbia costantemente raggiunto questo obiettivo ampiamente artistico, e quindi profondamente morale, in comune con pochi dei più grandi pianisti che ho avuto il privilegio di ascoltare in più di mezzo secolo di ascolto critico.
“In comune” sembra un'espressione carica di significato: gli obiettivi di tutti i grandi pianisti sono gli stessi? Come osservava Tolstoj in Anna Karenina, “Le famiglie felici sono tutte simili; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Si potrebbe dire qualcosa di simile dei musicisti di successo e di quelli che non lo sono, ed è vero che nelle biografie dei migliori interpreti ricorre con quasi noiosa prevedibilità l'affermazione che essi «si dedicano senza riserve al servizio del compositore». Ma è proprio la capacità di dedicarsi così alla propria esecuzione e allo stesso tempo di mettere a nudo la propria anima che distingue il vero genio interpretativo dalla massa. Henri Neuhaus disse del suo celebre allievo Sviatoslav Richter: «Il suo ritmo è allo stesso tempo perfettamente rigoroso e perfettamente libero». Questa è una delle qualità che ho sempre osservato nell'esecuzione dei maestri pianisti del nostro tempo, come Ivan Moravec, Garrick Ohlsson o Stephen Hough. Ed è in questa ristretta cerchia che l'esecuzione di Daniel Levy lo colloca costantemente.
Nelle esecuzioni di Levy è sempre il carattere unico e personale di ogni singolo compositore ad essere enfatizzato dalla visione altrettanto personale del pianista. Per Mozart, egli trova un tocco leggero che tuttavia non degenera mai in mera superficialità - e il dramma della Sonata in la minore di Mozart è intensificato proprio dalla nuda tessitura che Levy le crea. Il suo Schubert, al contrario, emana un'ampiezza di frase e un calore di risonanza che suonano esattamente nel modo giusto. Riesce a identificarsi in maniera altrettanto convincente con l'afflato grandioso e l'interiorità di quel compositore proteiforme che è Liszt, e nel suo Chopin convivono una sontuosa facilità, una leggiadra filigrana, una gravità elegiaca e una veemenza esplosiva che può davvero intimorire. Riesce persino - sorpresa, sorpresa! - a far sembrare modesto e scherzoso un compositore auto-esaltante come Scriabin.
Sono passati molti anni da quando ho incontrato per la prima volta le interpretazioni di Daniel Levy, in una superba registrazione della Sonata in sol maggiore e degli Improvvisi op. 90 di Schubert. Tutto ciò che ho ascoltato da allora ha confermato la mia opinione su di lui come uno dei migliori musicisti dell’attuale scena mondiale. Ogni volta che suona un brano che pensavo di conoscere bene, finisce per dirmi cose su di esso che non avevo mai pensato prima. È sicuramente questo dono, insieme alla venerabile volontà di assumersi dei rischi (sostenuta dalla solidità tecnica necessaria per suonare il pianoforte con successo), che distingue la grande arte dal semplice artigianato.
BERNARD JACOBSON
È stato il critico musicale del Chicago Daily News e visiting professor di musica al Chicago Musical College della Roosevelt University, è stato annotatore dei programmi della Philadelphia Orchestra dal 1984 al 1992, ricoprendo anche il ruolo di consulente musicologico di Riccardo Muti.
PROGRAMMA 2025
Giovedì 25 SETTEMBRE 2025
Ascolti di opere di CHOPIN interpretate da Daniel Levy.
Ascolti di opere di SCHUMANN interpretate da Daniel Levy, la Philharmonia Orchestra e Dietrich Fischer Dieskau.
Mercoledì 01 OTTOBRE 2025
Ascolti di opere di BEETHOVEN interpretate da Daniel Levy.
Ascolti di opere di LISZT interpretate da Daniel Levy.
Mercoledì 08 OTTOBRE 2025
Ascolti di opere di SCHUBERT interpretate da Daniel Levy.
Ascolti del Concerto N.1 di BRAHMS interpretato da Daniel Levy, la Philharmonia Orchestra e Dietrich Fischer Dieskau.